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Federica
..tutti quanti abbiamo un angelo..
   

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Inserito il - 27/08/2007 : 14:18:41
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Lo faccio con piacere lilla.. tvb! E vedere che questi racconti vi piacciono e li apprezzate mi fa felice.. un abbraccio a tutti..  |
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Modificato da - Federica in data 27/08/2007 14:19:02 |
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Federica
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Inserito il - 28/08/2007 : 13:07:45
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Il ritratto del re

Un giorno il Gran Re di Persia bandì un concorso fra tutti gli artisti del suo vasto impero. Una somma enorme sarebbe andata in premio a chi fosse riuscito a fare il ritratto più somigliante del Re. Giunse per primo un indù, con meravigliosi colori di cui lui solo conosceva il segreto; quindi un armeno, che portava una creta speciale; poi un egiziano, con scalpelli e ceselli mai visti e bellissimi blocchi di marmo. Infine, per ultimo, si presentò un greco, munito soltanto di un sacchetto di polvere. I dignitari di corte si mostrarono indispettiti per l'esiguità dei materiale portato dal greco. Gli altri artisti sogghignavano: "Che cosa può fare il greco con quel misero sacchetto di polvere?". I partecipanti al concorso furono rinchiusi per varie settimane nelle sale del palazzo reale. Una sala per ognuno. Nel giorno stabilito, il Re cominciò a esaminare le opere degli artisti. Ammirò i meravigliosi dipinti delVindù, i modelli in creta colorata dell'armeno e le statue dell'egiziano. Poi entrò nella sala riservata al greco. Sembrava che non avesse fatto niente: con la sua polvere minuta si era limitato a smerigliare, levigare e lucidare la parete di marmo della sala. Quando il Re entrò, poté contemplare la sua immagine perfettamente riflessa. Naturalmente, il greco vinse il concorso.
"Come posso migliorare la mia vita spirituale?" chiese un giovane al maestro. "Fa' in te ciò che lo scultore fa perla statua di un cavallo: prende un blocco di marmo e toglie via tutto ciò che non assomiglia ad un cavallo". "Che cosa vuoi dire?". "Togli via a colpi di martello tutto ciò che non sei tu: ogni pensiero, sentimento, atteggiamento, costrizione. Solo cosi scoprirai l'opera d'arte che sei tu e la mano dell'artista". Lo smeriglio dei giorni, lo scalpello delle sofferenze e degli sforzi rivelano in te la tua vera immagine. |
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Federica
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Inserito il - 29/08/2007 : 16:00:10
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Il Topolino

In una notte gelida d'inverno, un lama buddhista trovò sulla soglia della porta un topolino intirizzito e quasi morto di freddo. Il lama raccolse il topolino, lo ristorò e gli chiese di restare a fargli compagnia. Da quel momento la vita del topolino fu piacevole. Ma nonostante questo, la bestiola non aveva l'aria felice. Il lama si preoccupò: "Che hai, piccolo amico?" gli chiese. "Tu sei molto buono con me. E tutto nella tua casa è molto buono con me. Ma c'è il gatto...". Il lama sorrise. Non aveva pensato al gatto di casa, un animale troppo saggio e troppo ben pasciuto per degnarsi di dare la caccia ai topi. Il lama esclamò: "Ma quel bel micione non ti vuole certo male, amico mio! Non farebbe mai male a un topolino! Non hai niente da temere, te lo assicuro". "Ti credo, ma è più forte di me" piagnucolò il topolino. "Ho tanta paura del gatto. Il tuo potere è grande. Trasformami in gatto! Cosi non avrei più paura di quella bestia orribile". Il lama scosse la testa. Non gli sembrava una buona idea... Ma il topolino lo supplicava e allora disse: "Sia fatto come desideri, piccolo amico!". E di colpo il topolino fu trasformato in un grosso gatto. Quando morì la notte e nacque il giorno, un bel gattone uscì dalla camera del lama. Ma appena vide il gatto di casa, il gatto-topolino corse a rifugiarsi nella camera del lama e si infilò sotto il letto. "Che ti succede, piccolo amico?" chiese il lama, sorpreso. "Avrai mica ancora paura del gatto?". Il topolino-gatto si vergognò moltissimo. E implorò: "Ti prego trasformami in un cane, un grosso cane dalle zanne taglienti, che abbaia forte...". "Dal momento che lo desideri ti accontento e così sia!". Quando il giorno morì e si accesero le lampade a olio, un grosso cane nero uscì dalla camera del lama. Il cane andò fin sulla soglia della casa e incontrò il gatto di casa che usciva dalla cucina. Il gattone quasi svenne per la paura alla vista del cane. Ma il cane ebbe ancora più paura. Guaì penosamente e corse a rifugiarsi nella camera del lama. Il saggio guardò il povero cane tremante e disse: "Che ti succede? Hai incontrato un altro cane?". Il cane-topolino si vergognò da morire. E chiese: "Trasformami in una tigre, ti prego, in una grossa terribile tigre!". Il lama lo accontentò e, il giorno dopo, una enorme tigre dagli occhi feroci uscì dalla camera del lama. La tigre passeggiò per tutta la casa spaventando tutti, poi uscì nel giardino e là incontrò il gatto che usciva dalla cucina. Appena vide la tigre, il gatto fece un balzo terrorizzato, si arrampicò su un albero e poi chiuse gli occhi, dicendo: "Sono un gatto morto!". Ma la tigre, vedendo il gatto, miagolò lamentosamente e fuggì ancora più veloce del gatto e corse a rifugiarsi in un angolo della stanza del lama. "Che bestia spaventosa hai incontrato?" gli chiese il lama. "Io... io ho paura... del... gatto!" balbettò la tigre, che tremava ancora. Il lama scoppiò in una gran risata. "Adesso capisci, piccolo amico" spiegò. "L'apparenza non è niente! Di fuori hai l'aspetto terribile di una tigre, ma hai paura del gatto perché il tuo cuore è rimasto quello di un topolino".
Bisogna sempre incominciare dal cuore. |
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Federica
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Inserito il - 30/08/2007 : 12:31:34
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Il Vaso di Porcellana

Un giorno, il Gran Maestro radunò tutti gli allievi per eleggere il suo assistente. "Vi sottopongo un problema" disse il Maestro. "Chi lo risolverà sarà il mio braccio destro". Detto questo, sistemò un tavolino al centro della sala e sul tavolino pose un preziosissimo vaso di porcellana decorata da finissime rose d'oro. "Questo è il problema. Risolvetelo". I discepoli contemplarono perplessi il "problema". Era un vaso di porcellana inimitabile: ne ammiravano i disegni rari, la freschezza e l'eleganza delle rose. "Cosa rappresentava? Qual'era l'enigma? Che cosa si doveva fare?" si chiedevano. Il tempo passava e nessuno osava fare nulla, salvo contemplare il "problema". Ad un certo punto, uno dei discepoli si alzò, guardò il Maestro e i compagni, poi si incamminò risolutamente verso il vaso e lo scaraventò a terra, mandandolo in frantumi. "Finalmente qualcuno lo ha fatto!" esclamò il Gran Maestro. "Cominciavo a dubitare della formazione che vi avevo dato in tutti questi anni!". Poi si rivolse al giovane: "Sarai tu il mio assistente". Mentre il giovane tornava al suo posto, il Maestro spiegò: "Io sono stato chiaro. Vi ho detto che questo era un problema. Non importa quanto possa essere bello e affascinante, un problema deve essere eliminato".
C'è un modo solo per risolvere un problema: affrontarlo. |
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Inserito il - 02/09/2007 : 22:28:58
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Il Verso Giusto

In un tempo lontano lontano, gli uomini avevano molte cose da dirsi ma, non sapendo parlare, ignoravano come fare. Erano al corrente che tutti gli esseri viventi, escluse le creature del mare, facevano dei versi, o dei versacci, per intendersi fra di loro: le pecore belavano, i cani abbaiavano, le rane gracidavano, i corvi gracchiavano. Ma qual era il verso che Dio aveva riservato loro? Doveva trattarsi di un verso specialissimo, pensavano; e tuttavia quel verso, quel richiamo, quel grido particolare ed unico non voleva proprio venir fuori dalle loro gole; ne sortivano sì dei suoni, ma erano una gran frittata di singulti, squittii, richiami rochi: insomma, non solo nulla di nobile e bello, se paragonato all'ululato del lupo, al richiamo dell'elefante o addirittura al ronzio della mosca, ma nulla di utile per dirsi qualcosa che avesse un po'di senso. Un giorno, però, avvenne il miracolo: un amore che accese i cuori di un giovane e di una giovane in un modo talmente nuovo, dolce e speciale che i due non potevano assolutamente non dargli voce. Non fu però un verso, sia pur ripetuto all'infinito, ma un arcobaleno di suoni nato direttamente dal loro cuore: il canto. L'intero creato tese l'orecchio a cogliere tanta inaudita meraviglia; di fronte al canto, ogni altro suono, rumore o brusìo si spense. Per un attimo, persino le onde del mare divennero mute, tacquero le cascate e il tuono si tappò la bocca. Udendo il canto dell'uomo, l'intero universo, che di quella creatura sapeva poco o nulla, si accorse della sua presenza. E un brivido gli corse lungo la schiena. Per moltissimo tempo gli uomini usarono la loro voce unicamente per cantare e vissero un lungo periodo felice. Notarono infatti che quel loro modo straordinario di esprimersi prendeva forma solo nascendo dal più profondo di sé. Il canto aiutava l'anima a nascere e i sentimenti a fiorire. Fu il solito filosofo a rompere questa rarissima armonia: si mise in testa di cercarne il perché. Invece di cantare come gli altri, spontaneamente e a gola spiegata, s'incaponi a studiare quei suoni, dissociandoli l'uno dall'altro e borbottandoli fra sé sino a trasformarli in parole. Fu un gran peccato. Se ancora oggi cantassimo invece di parlare, ci diremmo cose che valgono, invece che banalità.
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Federica
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Inserito il - 03/09/2007 : 11:02:50
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Illusioni

Un giorno un uomo guardava una nave lontana sul mare. Pensava: "Ah, se potessi essere su quella nave, andare lontano lontano, strapparmi da questa grama terra e visitare mondi nuovi!" Egli non sapeva che quella nave non andava da nessuna parte. Nessun vivo era a bordo. Il colera aveva da poco strappato l’anima all’ultimo timoniere. Il giorno seguente, una nave solcava, sottocosta, lo stesso mare, carica di soldati che andavano in guerra. Vedendo da lontano l’uomo che stava zappando la terra, pensavano: "Ah, poter essere quell’uomo! Fra poco ritornerà nella sua casa a ricevere il saluto e le carezze di moglie e figli. A noi, quando mai succederà?" Essi non sapevano che quell’uomo, che pareva appoggiato alla sua zappa, in realtà era morto da pochi istanti. E se ne stava così, come un burattino stanco, ad alimentare le loro illusioni.
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Modificato da - Federica in data 03/09/2007 11:03:31 |
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lilla
Un granello di sabbia colorato
    

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Inserito il - 03/09/2007 : 16:22:28
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Per te cara Federica
Se fossimo in cielo ti donerei una fetta di luna una punta di stella un raggio di sole. Ma sono qui sulla Terra e posso darti soltanto il mio sorriso. :-) |
... quando vedevi solo un'impronta era perchè ti avevo preso in braccio... |
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Federica
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Inserito il - 04/09/2007 : 14:59:53
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Lilla dolcissima come sempre..  Il tuo sorriso vale più di tutte le stelle e i raggi di sole.. ti voglio bene!
In Teoria

Un giovane proclamò fieramente al maestro: "Sono finalmente giunto alla perfezione. Sono totalmente padrone di me stesso. In modo assoluto. Ora riesco a dominare con facilità impulsi collerici e avidità, ho eliminato dal mio spirito ogni cupidigia, l'ambizione e la bramosia del potere e dei denaro e anche il più piccolo desiderio sessuale, perciò...". Il maestro lo interruppe: "Che peccato! Proprio qualche giorno fa, una bella ragazza mi ha fatto capire che, se si presentasse l'occasione, scivolerebbe molto volentieri nel tuo letto...". Il giovane (facendo un balzo in avanti): "Ah sì? Chi è? La conosco?".
Un giovane nobile si recò un giorno da un virtuoso abate chiedendo di entrare a far parte del suo ordine. L'abate volle conoscere le sue abitudini e le sue inclinazioni; il candidato alzò il capo con orgoglio: "Io vesto sempre di bianco, non bevo che acqua, d'inverno mi rotolo nudo nella neve. Per meglio mortificarmi, ho messo dei chiodi aguzzi nelle mie scarpe, e ordino al mio scudiero di frustarmi quaranta volte al giorno ... ". In quel preciso istante, arrivò un pesante carro trainato a fatica da un cavallo bianco. Uno stalliere staccò il cavallo; l'animale s'abbeverò ad una pozza, e si rotolò per rinfrescarsi nella neve. "Vedi - disse l'abate - questa creatura è bianca, non beve che acqua, si rotola nuda nella neve, i chiodi tormentano i suoi piedi e riceve ben più di quaranta frustate in un solo giorno. Eppure non è altro che un cavallo". |
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Federica
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Inserito il - 05/09/2007 : 16:57:59
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L'Anfora Imperfetta

Ogni giorno, un contadino portava l'acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell'asino, che gli trotterellava accanto. Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua. L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia. L'anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l'anfora nuova non perdeva l'occasione di far notare la sua perfezione: "Non perdo neanche una stilla d'acqua, io!". Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: "Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite". li giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all'anfora screpolata e le disse: "Guarda il bordo della strada". "E' bellissimo, pieno di fiori". "Solo grazie a te", disse il padrone. "Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno..."
Siamo tutti pieni di ferite e screpolature, ma se lo vogliamo, Dio sa fare meraviglie con le nostre ímperfezioni.
Ho fatto tanti sogni che non si sono mai avverati. Li ho visti svanire all'alba. Ma quel poco che grazie a Dio si è attuato, mi fa venire voglia di sognare ancora. Ho formulato tante preghiere senza ricevere risposta, pur avendo atteso a lungo e con pazienza, ma quelle poche che sono state esaudite mi fanno venire voglia di pregare ancora. Mi sono fidato di tanti amici che mi hanno abbandonato e mi hanno lasciato a piangere da solo, ma quei pochi che mi sono stati fedeli mi fanno venire voglia di avere ancora fiducia. Ho sparso tanti semi che sono caduti per la strada e sono stati mangiati dagli uccelli, ma i pochi covoni dorati che ho portato fra le braccia, mi fanno venire voglia di seminare ancora. |
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lilla
Un granello di sabbia colorato
    

1111 Messaggi |
Inserito il - 05/09/2007 : 18:22:16
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| Questa ultima è davvero un inno a non abbandonarsi mai alle nostre sole debolezze... Dio ci rende grandi sempre... se ci affidiamo a Lui! |
... quando vedevi solo un'impronta era perchè ti avevo preso in braccio... |
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